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spazi chiari 1, 2026, 50x50

blu 4, 2025, 50x50

spazi chiari 2, 2025, 90x90

insieme 10, 2022, 70x70

interno blu 10, 2026, 80x80

intesa 14, 2026, 80x80

intesa 13, 2026, 80x80

intesa 13, 2026, 80x80

rossoocra 2, 2025, 70x50

recipienti 59, 2024, 50x50

rosso 4, 2026, 70x100

rosso 5, 2026. 70x40

rosso 5, 2026. 70x40

0, 2024, 40x40

recipienti 60, 2024, 40x40

recipienti 61, 2024, 40x40

insieme 14, 2025, 25x30, acrilico su carta

recipiente 17, 2025, 25x25, acrilico su carta

raccolta 39, 2025, 100x90

raccolta 39, 2025, 100x90

approccio 16, 2025, 70x70

spazi chiari 4, 70x70

interno blu 8, 2025, 80x80

quadrato riciclato 1, 2025, 90x90

notturno 8, 2026, 60x90

spazi riciclati 2, 70x70, 2025

rosso 3, 2026, 100x80

rosso 3, 2026, 100x80

rosso 6 + omaggio a M.R. , dittico, 50x90

grigiobianco 8, 2020, 90x90

senza titolo 09, 63x52

interno blu 11, 2026, 100x70

contenuto giallo 2, 2021, 40x40

grigiobianco 5, 2016, 54x54, ausgestellt im "dieci", rapperswil

Una tela ricca di veli non corrisponde necessariamente ad un’immagine coperta di colore. Sembrerebbe istintivo immaginare la sovrapposizione di cose come il desiderio di coprire o persino nascondere qualcosa. Un pensiero che spesso crea un affascinante bazar intellettuale.

 

Tuttavia, altre volte e così mi pare per i quadri di Arnaldo, potrebbe trattarsi esattamente del contrario, ovvero di uno svelamento. Gli strati sovrapposti non sono l’inizio di un accumulo sistematico e compulsivo, ma tutto il suo contrario. Sono un togliere, di volta in volta, un concedere coraggiosamente spazio, un dare il permesso alla libertà. Un corpo a cui si toglie gradualmente, per lo più senza grossi strappi, la sua uniforme di pelle.

 

È forse per questo motivo che guardandoli ci si sente liberi di pensare, accolti, senza imposizioni. Sembra quasi di percepire realmente l’armonia e la serietà con la quale si raccontano i vari stadi dei vari strati dell’umanità di un uomo. Come davanti ad una telecronaca di fatti belli e di fatti brutti, così si assiste ad un ambasciatore generoso che racconta quello che è in una maniera tale da rendere non prioritario il giudicare l’oggetto in sé. Sta a noi, al nostro vissuto, il sentire la gioia, la rabbia, il fastidio, l’amore.

Siamo abituati ad incontrarci con le parole, a capirci con un alfabeto codificato e studiato. Ma questo è un dialogo che appartiene alle nostre vite, al nostro intimo animo segnato dalle esperienze individuali. Alcune emozioni sono vissute in solitudine, come davanti ad un quadro che porta la sua parte di eredità.

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